lunedì 22 maggio 2017

Su come vesto mia figlia e la passione per Muji

Quando ho scoperto che avrei avuto una figlia femmina, ho chiesto a tutti, gentilmente, se potevano evitare di regalarmi vestiti rosa (in effetti neanche le tutine in ciniglia mi facevano impazzire ma le ho rivalutate poi per la praticità del lavaggio)
Non mi è mai piaciuto come colore, neanche da piccola, trovo stia bene a pochi, vedi Gwineth Paltrow quando ha ritirato il suo oscar  e in piccole dosi.
Ho provato anche a guardare negli altri blog di mamme fashion, visto che  prima di tutto ne sono una grande lettrice ma anche lì a parte qualche spunto non ho mai trovato uno che mi ispirasse del tutto.
Vuoi che dovendo pubblicizzare dei prodotti a volte scelgono brand che non mi convincono o vuoi che non sempre posso permettermi i prezzi proposti.
Quindi ho deciso di stilare la mia personalissima lista di regole più il marchio che!mi fa impazzire e che ha un costo contenuto... ma procediamo con ordine:
1)Accettare il prestato. 

Detto e ridetto io ho la fortuna di avere una sorella che mi ha prestato il guardaroba della figlia.
In generale molte mamme una volta che i figli crescono tendono a voler liberarsi degli abiti dei pargoli ormai grandi, non penso sia difficile trovare qualcuno che vi aiuti, non vi servirà neanche chiedere.
Non ha senso comprare interi guardaroba tenendo conto quanto crescono in fretta, in più potendo contare su un patrimonio di base potete comprare meno vestiti ma investire sulla buona qualità.


2)Scegliere dei colori neutri come cardine del guardaroba.

A volte è difficile scegliere tra la miriade di vestiti delle bambine, diciamo che ci sono molte possibilità rispetto ai maschietti.
Io mantengo come colori principali : il blu, il bianco ,il grigio e se lo trovo il nero che è difficilissimo da trovare perché considerato troppo  lugubre.
Questo vuol dire che scarpe, giubbotti, pantaloni, cardigans ( che io preferisco alle felpe), sono per la stragrande maggioranza di questo colore.
Così  facendo posso comprare  magliette,felpe o pantaloni fantasia perché ci sono sempre le basi con cui abbinarle. Ovvio che questi sono i colori che piacciono a me, si può scegliere come base un altra paletta di colori ( il bianco ci deve essere sempre).

3) Attenzione a mischiare più fantasie.

Ultimamente con questa mania di mettere insieme più elementi , ho visto abbinamenti da arresto per mancanza di buon gusto, roba che se Enzo Miccio si occupasse di moda infantile alzerebbe bandiera bianca.
Bisogna davvero esserne capaci e non sentendomi io così portata mischio diversi fantasie solo se una di queste è a righe.( tipo pantaloni a righe bianche e blu con golfino bianco con fiori rossi).
In generale le fantasie mi piacciono molto, soprattutto quelle con fiori piccoli, frutti e animali. Più le piccole stampe piuttosto che grandi disegni.

Ampliando ancor più il discorso posso dire che mi piace lo stile un po' old style, ma mixato e odio invece lo stile " da adulti " con bomber, chiodi o con il logo dei marchi.
Venendo  al lato concreto, i punti in cui faccio shopping sono quasi sempre gli stessi, grandi catene e quando riesco qualche marchio più di nicchia.

Ma, la mia passione è senza dubbio la linea muji bimbi.
Bellissima, essenziale, prezzi contenuti e a lavarli e rilavarli rimangono sempre bellli.
Il vestito a quadrettoni l'ho usato durante le feste natalizie e tutti mi hanno chiesto dove l'avessi preso.
Insomma sono decisamente di parte ma onor del vero, sono sempre stata una fan anche per l'oggettistica.

Questa la mia personale lista. Se non vi piace pazienza, che siamo un blog sfigato lo sapete tutti, no?



giovedì 11 maggio 2017

In Italia, la famiglia nucleare è un fallimento.

La famiglia nucleare è considerata la più piccola unità sociale e base di una società in cui ha luogo non solo la riproduzione sociale ma anche quella biologica.
Si intende solitamente quella composta da mamma, papà e due figli.
Si dice sia stata sdoganata dai modelli proposti in TV come la mitica famiglia Cummingham in Happy Days e si assestò inizialmente in America per poi affermarsi negli ultimi decenni anche in una società più patriarcale come la nostra.
Oggi è la famiglia tipo di tutto il mondo occidentale.
Il detto "per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio " Che continuo a sentire e risentire in questi giorni e che avevo dimenticato tra i miei appunti di antropologia culturale mi ha fatto parecchio riflettere.
Perché è tornato così di moda?
Semplice, perché il modello di famiglia non è più sostenibile ed anzi in piena crisi.
Lo è in tutti quei paesi dove il welfare non aiuta più i suoi cittadini, dove ti si chiede di farne tanti ma dove lo stato non ti regala nulla.
Lo è in Italia dove chi non può contare sui nonni dovrà prima o poi lasciare il lavoro.
Perché se non hai una cerchio più largo intorno a te non ce la puoi fare.
È così o forse se entrambi i coniugi hanno un buon stipendio possono contare su aiuti a pagamento o possono dare ai figli delle opportunità che altri non possono neanche sognare.
Il nido che è un'esperienza a mio avviso formativa per il bambino, il più delle volte è a pagamento e nella mia zona non esistono quelli comunali.
Se una mamma lavora a tempo pieno deve aspettarsi una retta intorno alle 700... e quando si ammala? Se non si ha qualcuno a cui appoggiarsi? Lì si manda al l'asilo ammalati? E il diritto del bambino di stare a casa e riposarsi?
Passiamo a un tema molto dibattuto: le scuole chiudono per tre mesi.
Il lavoro no, a meno che tu non sia una maestra.
Se hai genitori vicini o anche lontani da casa, magari al mare, puoi affidarli per periodi significativi altrimenti devi sborsare soldoni per centri estivi, oratorio ( un po' più contenuto) o babysitter. 
Chi non ha famiglia e una sicurezza economica che fa?

Risposte purtroppo non ne ho.
Le soluzioni forse, di certo ho delle pretese.
Pretendo che tutte le tasse che paghiamo ( siamo il paese in Europa più tassato) si trasformino in servizi alla comunità. 
Pretendo che lo stato abbia cura dei suoi cittadini e delle sue esigenze e pretendo che tutti i gradi scolastici siano pubblici o con contributi minimi.
Ma piuttosto che arrabbiarci contro uno stato che usa i nostri soldi per mantenere i privilegi e gli sprechi di pochi ce la si prende con gli extracomunitari, colpevoli per molti di rubarci le risorse.
Una sola certezza mi rimane: l'unica risorsa è la famiglia allargata, potersi appoggiare a qualcuno o per lo meno io non so come farei se non avessi i nonni ad aiutarmi.
Molto probabilmente avrei dovuto rinunciare al lavoro.
O a fare figli.
Spero solo che il concetto di comunità torni ad avere un senso anche in Italia.
Se qualcuno ha soluzioni più ottimistiche sono lieta di sentirle.