giovedì 30 marzo 2017

Le mamme non sono femministe

È passato quasi un mese dalla festa della donna ed è quindi da un po' che mi frulla questo post per la testa, nato grazie a una considerazione di un amico sfociata in uno scambio di battute.
Premetto che per me l'8 marzo è una festa importantissima e non me ne frega niente delle solite frasi scontate per cui dovrebbe essere sempre la nostra festa.
Stronzate. 
Quel giorno si ricordano delle donne morte in condizioni di sfruttamento, arse vive, non è una festa sciocca senza senso, per dire, pure per mia nonna era importante.
E non venitemi a dire che adesso tutto è diverso. 
Se tanto è stato fatto, lo dobbiamo anche a tutti quei movimenti che hanno combattuto per i diritti delle donne sia per ottenere il voto sia per la liberazione sessuale e personale come le femministe degli anni '70.
Ma ancora qualcosa dobbiamo risolverla: stipendi più bassi rispetto agli uomini, ospedali che non praticano l'aborto andando contro una legge voluta dal popolo e ultimo ma non per importanza la violenza sulle donne.
Detto questo il post del mio amico era un ironica considerazione sulle donne e proponeva due stereotipi differenti.
Il primo è quello che oggi va per la maggiore: una donna colta, in carriera, libera da legami sentimentali definitivi (matrimonio), libera da ogni tabù sessuale, in forma per piacere a se stessa.
Il secondo invece viene presentato, in sintesi, come coloro che accettano i ruoli imposti dalla società: moglie e madre.
Mi sono sempre considerata femminista.
La mia tesina della maturità sviluppava il tema dell'emancipazione femminile.
Per dire.
Eppure secondo quel giudizio io e tutte quelle che scelgono di riprodursi lo fanno perché obbligate.
Com'è possibile che appena decido di essere madre improvvisamente scelgo di obbedire alla società?
Dov'è finita la libertà personale? Abortire è femminista e fare figli è un riprodursi per lo stato?
Mi sono sentita offesa da queste parole ma poi ho dovuto convenire su quanto fossero ahimè condivise.
Essere mamma vuol dire mettere davanti le esigenze di qualcun altro, non avere più il lavoro come unico scopo, fare meno viaggi o non farli proprio, avere zero tempo da dedicare a se stesse, guardare molti meno TG, leggere meno libri assistere a meno mostre e concerti.
MA è la stessa cosa che succede all'altro membro della famiglia. Quello chiamato padre.
Anche lui subisce un ruolo? O si pensa ancora che al padre non succeda niente di tutto questo?
No, un uomo che diventa padre a quanto pare non è un reietto della società, è solo la donna che diventa démodé.
Poi ogni 2/3 mesi compaiono titoloni sul fatto che in Italia non si fanno figli.
Questo paese non lo capirò mai...