giovedì 22 settembre 2016

Fertilityday, il nostro pensiero

In Italia come dicono i romani, 'se butta tutto in caciara.
E la Lorenzin ha dato una grande mano in questo, proponendo campagne pubblicitarie atroci dal sapore vagamente fascista e nell'ultimo caso razzista  (talmente assurde che è tutto ieri che rido come una scema per la situazione paradossale che si è creata).
Ma non voglio parlare dei manifesti, la cui inadeguatezza è visibile a tutti. 
Voglio parlare del  fatto che nel 2015 c'è stato lo stesso tasso  di natalità del 1918, anno della fine della prima guerra mondiale, evento catastrofico che non abbiamo fortunatamente vissuto nell'anno appena trascorso.
Perché allora questo dato comune? Proviamo ad analizzare diversi fattori 

1) Il problema della  fertilità c'è ed è inutile nascondersi.
iniziamo  a fare figli molto più tardi rispetto alle generazioni precedenti: si studia, si trova un lavoro decente (io ho avuto il mio primo contratto a tempo indeterminato a 29 quasi 30), ti fai concedere un mutuo, trovi anche un essere umano con cui pensare di costruire qualcosa... Insomma i tempi si dilatano. 
Capita  a molte coppie di metterci anni prima di riuscire a concepire e l'infertilità maschile è un problema tanto quella femminile.

Cosa deve fare lo stato? Creare centri, non far pagare i vari esami una cifra spropositata , agevolazioni per chi deve sottoporsi a cure costose, ripensare all'eterologa.  
Cosa dobbiamo fare noi cittadini? Uomini vincete il tabù e fatevi delle belle visite, donne purtroppo dobbiamo accettare il fatto che l'età biologica corrisponde sempre meno all'età in cui ci viene voglia di fare figli. Purtroppo dopo i 40 solo poche fortunate riescono ad averne.

2) Una società non a misura di maternità.
Ne parlavo in un post precedente sul rientro al mondo del lavoro: quanti se ne sentono di casi di mobbing, dimissioni in bianco, mancate promozioni, part time negati, riunioni sempre dopo le 19, chi ha i nonni a disposizione (come la sottoscritta) riesce ad organizzarsi, altrimenti partono soldi a palate tra nido e babysitter.
Lo stato come può aiutare? Asili nido comunali!!!!!!! Gratis come le materne e il resto del ciclo scolastico, detrazione dalle tasse di tate e altri aiuti. Una legge che permetta il part time almeno per i primi tre anni del bambino, per chi vuole usufruirne e più controlli sul mondo del lavoro. Maternità più umana per i lavoratori non dipendenti.
Se si vuole una società con un buon ricambio generazionale occorre che lo stato investa perché questo avvenga sul serio.
Noi cittadini? Cominciamo a non guardare quella che torna dalla maternità come una che si è fatta una lunga vacanza e pensiamo che suo figlio sosterrà con il suo lavoro le nostre pensioni e spese sanitarie.
3) arriviamo alle dolenti note: fare un figlio è uno sbattimento pazzesco.
Su questo fattore non c'è aiuto statale che può venirci incontro.come è bella la vita di single o di coppia?
Lavori, vai in palestra o affini, fai spesso l'aperitivo, il weekend te la dormi o vai a visitarti qualche mostra, capitale europea, vedi gli amici e fai tardi... Parliamoci chiaro, è una figata pazzesca che uno cerca di portare più in là nel tempo, magari per sempre. Se uno è così appagato e felice della propria quotidianità perché stravolgerla?
Mi rivolgo a te cara amica che mi leggi, magari sei indecisa e arrabbiata con la Lorenzin e la sua clessidra.
Non avere paura, se è solo questo ultimo punto che ti trattiene dal fare un figlio, buttati.
Te lo dice una che ha partorito una piccola iena. Metti in conto che i primi mesi saranno i più critici ma poi, anche se all'inizio non ci crederai, riprenderai le tue abitudini, non tutte, quelle più importanti per te. Organizzati tra babysitter e se puoi i nonni, non pensare che devi comprare chissà cosa, risparmia per le cose essenziali e fatti prestare quanto più puoi.
Vedrai che riuscirai a far convivere tutte le tue parti, togliti un ultimo grande sfizio, tipo un bel viaggio avventuroso o ciò che più ti piace e vai... Con la sacra benedizione del ministro, vai a salvare il tuo paese... Poi però chiediamo il conto.



Ps: resta il fatto che volere o non volere pargoli è una scelta del tutto personale che non va mai giudicata.