lunedì 15 agosto 2016

Maternità: le donne si fanno la guerra

Prime due settimane di lavoro.
Aspetti positivi:
Rivedere i miei amati utenti.
Essere impegnati mentalmente in qualcosa d'importante.
Uscire dalla routine: cacca, pappa e ti prego nanna.
Per questo mese l'orario ridotto 

Aspetti negativi:
Lo sguardo di Sveva quando la lascio al mattino.
La ripresa dal mese prossimo del mio vecchio orario.
Il pomeriggio, soprattutto del lunedì, in cui mi sta attaccata come una cozza e non riesco neanche ad andare in bagno senza di lei.

Strana cosa il rientro dalla maternità, parlando in generale, non del mio caso personale e confrontando diverse esperienze.
Ti devi abituare a nuove dinamiche, recuperare tempo perso e nella maggior parte dei casi sentirsi in colpa per essere stata via tanto tempo quasi come se ti fossi presa un anno sabbatico per sbronzarti ogni sera in un paese diverso.
Ho sentito veramente degli aneddoti carini carini e, come al solito, la solidarietà femminile rimane un concetto astratto.
Donne che si sentono dire da altre donne: "devi scegliere o lavori o se fai figli stai a casa", part time negati con la chiara sensazione di sentirsi spinti a cercare altra occupazione, colleghe che ti guardano in cagnesco e sembrano dirti: "non è che adesso che hai fatto un figlio, tutto ti è dovuto."
Per non citare casi ancora più gravi come mobbing e foglio delle dimissioni da firmare.
Allo stesso tempo ti fracassano la testa dicendoti che nel 2015  c'è stato il crollo delle nascite. Dovete fare più figli, la famiglia è tutto, peccato che l'Italia sia il paese con meno attenzione al sostegno della famiglia, ad asili nidi gratuiti a politiche del lavoro che agevolino  le donne.
Due minuti dopo una nota artista dice che per essere tale ha preferito abortire tre volte, chi è madre praticamente sceglie di essere mediocre, una donna antica poco rivoluzionaria.
Perché una madre anche mentre lavora pensa solo al figlio,non è più quella di prima, praticamente dopo averla ricucita  in sala parto le offrono una lobotomia gratis.
Che palle, che noia e che rabbia.
Il lavoro e l'essere madre dovrebbero integrarsi non combattersi , anche quelle ministre che il giorno dopo aver partorito sono già al lavoro e ti dicono: "la maternità non è una malattia " sbagliano e di molto.
Non è una malattia ma un momento importante che uno sceglie di vivere come meglio crede, è fondamentale nel rapporto madre-figlio e sarebbe bello anche se la paternità diventasse più comune.
Tra un po', se il messaggio continuerà ad essere questo, verranno ridotti i tempi previsti dalla legge ( da questo punto di vista penso che l'Italia, sulle tempistiche del rientro al lavoro abbia una buona legge, è il dopo che va un attimo rivisto).
Per il discorso dell'artista sopracitata vorrei solo capire perché nella donna l'aver figli segna inevitabilmente il suo essere nell'arte o meno mentre l'uomo può essere padre, non padre senza che questo diventi una categoria discriminante.
È la costante contrapposizione che mi da i nervi.
Tu non hai voluto figli e hai abortito tre volte? Buon per te se lo ritieni una scelta giusta per la tua vita. 
Ma tu sei un'artista , una scrittrice o altro perché hai talento, messaggi da dare, genio non perché hai o non hai figli. 
Guarda me che ho un blog geniale e sono pure madre.
Sto scherzando