giovedì 11 aprile 2013

Riflessioni sul Downshifting

Nei "fantastici" momenti passati sui mezzi pubblici ho un nuovo alleato: il Kobo che hanno regalato a mio marito e che visto che lui non utilizza è diventato subito mio nonostante io adori il profumo delle pagine, soprattutto dei libri vecchi..vabè sto divagando...
Uno dei miei primi acquisti è stato il libro di Simone Perotti "Adesso basta" in cui spiega il suo percorso verso il downshifting che riassumendo è la volontà di lavorare meno , trasformare le proprie passioni in lavoro e uscire dal sistema per così dire. Devo dire che mi ha un po' depresso.
Il libro è rivolto a coloro che occupano una certa posizione e che guadagnano un buonissimo stipendio soprattutto a mio avviso parla ad una generazione che non è di certo la mia.
Più o meno penso che l'autore sia entrato nel mondo del lavoro negli anni '80 che anche io ricordo, sebbene fossi piccolina, come un periodo di vero benessere economico e di massime possibilità lavorative.
 Io sono laureata, anche tanti miei amici lo sono, dovremmo essere all'apice della scala sociale, come l'autore eppure penso che la mia generazione non avrà mai questo benessere a causa della crisi economica che stiamo vivendo e soprattutto di quello che per me è il male più grande: la terribile Flessibilità o per meglio dire il precariato.
Anni di stage, contratti a progetto e stipendi bassissimi: Come è possibile risparmiare per poter poi lavorare di meno?
No, devo dire che il Downshifting dal punto di vista di lavorare meno non fa per me, purtroppo o anche per fortuna visto che faccio un lavoro che amo tantissimo e quindi non vedo l'ora di poter incrementare il mio part-time con il quale posso a stento pagarmi mutuo per il mio bilocalino e rata della macchina.
Voglio lavorare di più per poter un giorno comprarmi una casa più grande e per avere meno pensieri: Sono vittima del sistema?
Beh continuerò a rifletterci e a interrogarmi ma per adesso la penso così!