giovedì 11 maggio 2017

In Italia, la famiglia nucleare è un fallimento.

La famiglia nucleare è considerata la più piccola unità sociale e base di una società in cui ha luogo non solo la riproduzione sociale ma anche quella biologica.
Si intende solitamente quella composta da mamma, papà e due figli.
Si dice sia stata sdoganata dai modelli proposti in TV come la mitica famiglia Cummingham in Happy Days e si assestò inizialmente in America per poi affermarsi negli ultimi decenni anche in una società più patriarcale come la nostra.
Oggi è la famiglia tipo di tutto il mondo occidentale.
Il detto "per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio " Che continuo a sentire e risentire in questi giorni e che avevo dimenticato tra i miei appunti di antropologia culturale mi ha fatto parecchio riflettere.
Perché è tornato così di moda?
Semplice, perché il modello di famiglia non è più sostenibile ed anzi in piena crisi.
Lo è in tutti quei paesi dove il welfare non aiuta più i suoi cittadini, dove ti si chiede di farne tanti ma dove lo stato non ti regala nulla.
Lo è in Italia dove chi non può contare sui nonni dovrà prima o poi lasciare il lavoro.
Perché se non hai una cerchio più largo intorno a te non ce la puoi fare.
È così o forse se entrambi i coniugi hanno un buon stipendio possono contare su aiuti a pagamento o possono dare ai figli delle opportunità che altri non possono neanche sognare.
Il nido che è un'esperienza a mio avviso formativa per il bambino, il più delle volte è a pagamento e nella mia zona non esistono quelli comunali.
Se una mamma lavora a tempo pieno deve aspettarsi una retta intorno alle 700... e quando si ammala? Se non si ha qualcuno a cui appoggiarsi? Lì si manda al l'asilo ammalati? E il diritto del bambino di stare a casa e riposarsi?
Passiamo a un tema molto dibattuto: le scuole chiudono per tre mesi.
Il lavoro no, a meno che tu non sia una maestra.
Se hai genitori vicini o anche lontani da casa, magari al mare, puoi affidarli per periodi significativi altrimenti devi sborsare soldoni per centri estivi, oratorio ( un po' più contenuto) o babysitter. 
Chi non ha famiglia e una sicurezza economica che fa?

Risposte purtroppo non ne ho.
Le soluzioni forse, di certo ho delle pretese.
Pretendo che tutte le tasse che paghiamo ( siamo il paese in Europa più tassato) si trasformino in servizi alla comunità. 
Pretendo che lo stato abbia cura dei suoi cittadini e delle sue esigenze e pretendo che tutti i gradi scolastici siano pubblici o con contributi minimi.
Ma piuttosto che arrabbiarci contro uno stato che usa i nostri soldi per mantenere i privilegi e gli sprechi di pochi ce la si prende con gli extracomunitari, colpevoli per molti di rubarci le risorse.
Una sola certezza mi rimane: l'unica risorsa è la famiglia allargata, potersi appoggiare a qualcuno o per lo meno io non so come farei se non avessi i nonni ad aiutarmi.
Molto probabilmente avrei dovuto rinunciare al lavoro.
O a fare figli.
Spero solo che il concetto di comunità torni ad avere un senso anche in Italia.
Se qualcuno ha soluzioni più ottimistiche sono lieta di sentirle.


giovedì 27 aprile 2017

Passeggino, fascia o marsupio???

Affronto un tema spinosissimo: cosa e' meglio tra passeggino (inteso in tutte le sue declinazioni ), marsupio e fascia?
Noi li abbiamo tutti e 3!

Ho sempre pensato che il trio fosse fondamentale, poi non vivendo in una grande citta' ed usando poco (direi anche per nulla) i mezzi pubblici non lo trovo scomodo, l'unica pecca e' che non avendo un atrio dove riporlo devo montarlo e smontarlo tutte le volte e francamente la cosa diventa noiosa se si tratta di andare solo a prendere il pane.

Il marsupio ce lo hanno prestato....in verita' e' ancora nella sua scatola...non l'ho nemmeno rinfrescato perche' ho iniziato a sentire parlare di fascia (ma mai dire mai per il futuro).

Ecco, la fascia, inizialmente non ero molto dell'idea, complice aver visto una bimba dipendente da fascia (ovvero se mi togli urlo).... poi pero' mi sono informata e ho deciso di farmi/ci questo regalo.
Ho optato per un modello gia' semi strutturato (mi perdonino le puriste della fascia )essendo io imbranata con legature e simili, e' un modello certificato come ergonomico, ma allo stesso tempo non molto costoso.
Devo dire che dopo i primi giorni di "imbranataggine" mi trovo bene, la uso appunto in caso di uscite per brevi commissioni e mi ha permesso di andare a fare la spesona con Pietro senza occupare mezzo carrello con l'ovetto e senza dover essere per forza in due.
La cosa comica sono le reazioni che l'uso della fascia ha in paese (ribadisco non abito in una grande citta' e forse sono una delle poche mamme che porta il bimbo in fascia): il commento che sento piu' spesso e' "oddio c'e' un bambino li dentro", seguito da "ma respira", "e' tutto rannicchiato"  e la new entry di oggi "scusi ma non le fa male la schiena?" .

Un grazie di 💚 al mio cucciolo che mi ha permesso di scrivere questo post senza interrompermi....

martedì 25 aprile 2017

Ponte in Liguria


Non siamo mai stati tipi da ponte, io e Franci.
Nella nostra storia lunga ormai quasi tredici anni ne ricordo tre: Londra, Stoccolma e Parigi.
Il più delle volte la nostra filosofia era dedicarci ad un grande viaggione all'anno e risparmiare dove si poteva. Viceversa se decidevamo di partire era per esplorare capitali europea ancora sconosciute alla nostra sempre viva sete di nuovi luoghi.
Con i bambini si sa, un po' la musica cambia.
Sono fermamente convinta che si possa anzi si debba viaggiare con i bambini e penso solo all'anno scorso quando con una piccola iena di 5 mesi ci siamo trasferiti nella mia amatissima e mai dimenticata Londra e siamo stati in vacanza in Grecia.
Ma quest'anno sono entrati in gioco due fattori inaspettati a spingerci lontano da una puntatina in Norvegia (mio puntello insieme a Varsavia) e a tenerci stretti al cuore dell'amata odiata patria:
Primo, la cronica assenza di energie dovuta ad un mix letale di mancanza di sonno, stress da quotidiano e abbiocco che non permette di costruire un buon itinerario.
Secondo, un raffreddore con tosse di Svevina che perdura ormai dall'inizio del nido.
Così ho lanciato messaggi al marito con una certa delicatezza vista la sua riluttanza al trascorrere del tempo al mare piuttosto che a prendere un aereo e andarsene in giro per l'Europa.
"La bambina sta malissimo solo il mare può aiutare, se le passa il raffreddore non si sveglia più di notte".
Al pensiero di sei ore filate di sonno si è convinto e visto la non felice esperienza di gennaio a Riccione abbiamo optato per la sconosciuta Liguria.
 Io in trentatrè primavere ho pernottato  in questa regione solo due volte: una vacanza da adolescente nella riviera di Levante e un capodanno a Varazze nel 2010 e per una che abita vicino a Milano è decisamente un'anomalia visto che è il mare più vicino.
Non avevo dunque grandi aspettative, mi interessava solo far respirare quanto più iodio possibile alle narici di Sveva.
Il primo requisito è stata la vicinanza e ci siamo indirizzati alla riviera di Ponente.
 Siamo partiti sabato alle undici, la classica partenza intelligente allietata solo dalla quasi totale assenza di lamenti di Sveva causa lungo riposino ( si era svegliata alle 5.00 la simpatica).
Trovando lunghe code abbiamo deciso per un pit stop a Varazze.
Ora il problema principale di questi bellissimi paesini sono i parcheggi, consiglio vivamente di spostarsi in treno, una volta trovato dopo mille peripezie ci siamo addentrati nelle sue colorate e strettissime viuzze alla ricerca della famosa focaccia.
E non siamo rimaste delusi, anzi abbiamo decisamente esagerato.
Per Piccola iena mi ero portata da casa della mozzarella già tagliata che ha accompagnato a della focaccia liscia mentre io e il padre non abbiamo resistito alla focaccia di cipolle.
Mangiarla in riva al mare, con il pensiero dell'inverno e del grigio della città lasciati alle spalle, non ha davvero prezzo.


E già il pensiero della Norvegia ,si allontanava dai miei desideri...
Controllata la situazione traffico e avendo appurato una maggior fluidità nelle strade, abbiamo lasciato la spiaggia per raggiungere la nostra destinazione: Finale Ligure.
Francesco ha trovato una buona offerta all' Hotel Moroni.
Davvero bellissimo.
Atmosfera un po' anni 60, camera con terrazzo grandissimo da cui vedevi il mare e pasti superlativi.
Abbiamo optato per una mezza pensione, così durante il giorno eravamo liberi di girare senza vincoli ma a cena potevo tranquillamente chiedere piatti adatti a Sveva.
Non so voi ma quando usciamo a cena, il menù per bambini prevede solo pasta al pomodoro o cotoletta.
Le verdure queste sconosciute.
Mentre in albergo hanno preparato su mia indicazione , pesce con zucchine bollite la prima sera e passato di verdura con pastina la seconda,entrambi apprezzatissimi dalla piccola che ama molto gli ortaggi.
Sapendo che a cena potevo contare su pasti bilanciati,a pranzo eravamo più liberi: una caprese, un piatto con prosciutto e pane e frutta e yogurt per merenda.
 Dopo una cena super apprezzata anche dagli adulti, abbiamo fatto un giretto per il paesino che è davvero carino, con negozietti niente male ma non alla portata di tutti. Rispetto alla più conosciuta Romagna la Liguria appare più esclusiva, più per ceti medio alti,se ancora questa odiata parola ha un
 senso.
Domenica, l'unico giorno a totale disposizione, abbiamo deciso di conoscere il limitrofo borgo di Varigotti.

Una vera perla, tra l'altro collegato a Finale da una bellissima passeggiata tra rocce a strapiombo sul mare.

Anche il sole ha fatto finalmente capolino, regalandoci temperature quasi estive. Sveva è rimasta in body e non voleva far altro che giocare con i sassolini e pucciare i piedi nell'acqua del mare: rideva come una pazza ogni volta che le onde arrivavano, io ovviamente ero angosciata per la forza delle onde e la tenevo ben salda a me... un altro aspetto da non sottovalutare è che il mare qui diventa subito profondo.
Abbiamo giocato, pranzato sulla spiaggia e ci siamo un po' dedicati alla scoperta delle sue viuzze.
ho invidiato le loro belle piante di limoni, un frutto che amo e uso tantissimo in cucina.
Verso le 14, siamo tornati all'albergo, giusto in tempo di un sempre santo riposino.
Ma avevamo ancora voglia di mare e appena svegli ci abbiamo passato tutto il pomeriggio.
La sera approfittavamo della stanchezza della cucciola per bere qualcosa dopo cena, nel bar della piazzetta.

C'erano tantissime famiglie con bambini. Anzi con bambino.
Io e Fra abbiamo notato sia in albergo che per il paese famiglie con un solo pargolo: fotografia dell'Italia? Coincidenza? chissà.
Lunedì avendo a disposizione solo il mattino abbiamo deciso per un ultima full immersion di iodio per Sveva e dopo pranzo abbiamo salutato questo bellissimo paese stupendoci di quanto ad entrambi sia piaciuto e di quanti bei ricordi ha colmato la nostra memoria.
 Ci piacerebbe tornare, magari conoscere altri paesini, magari a settembre evitando i mesi di alta stagione, sia perchè i prezzi salgono alle stelle sia perche immagino sia presa d'assalto.
La vicinanza a Milano la rende perfetta per dei weekend toccata e fuga ma immagino sia davvero piacevole per vacanze più lunghe.


giovedì 30 marzo 2017

Le mamme non sono femministe

È passato quasi un mese dalla festa della donna ed è quindi da un po' che mi frulla questo post per la testa, nato grazie a una considerazione di un amico sfociata in uno scambio di battute.
Premetto che per me l'8 marzo è una festa importantissima e non me ne frega niente delle solite frasi scontate per cui dovrebbe essere sempre la nostra festa.
Stronzate. 
Quel giorno si ricordano delle donne morte in condizioni di sfruttamento, arse vive, non è una festa sciocca senza senso, per dire, pure per mia nonna era importante.
E non venitemi a dire che adesso tutto è diverso. 
Se tanto è stato fatto, lo dobbiamo anche a tutti quei movimenti che hanno combattuto per i diritti delle donne sia per ottenere il voto sia per la liberazione sessuale e personale come le femministe degli anni '70.
Ma ancora qualcosa dobbiamo risolverla: stipendi più bassi rispetto agli uomini, ospedali che non praticano l'aborto andando contro una legge voluta dal popolo e ultimo ma non per importanza la violenza sulle donne.
Detto questo il post del mio amico era un ironica considerazione sulle donne e proponeva due stereotipi differenti.
Il primo è quello che oggi va per la maggiore: una donna colta, in carriera, libera da legami sentimentali definitivi (matrimonio), libera da ogni tabù sessuale, in forma per piacere a se stessa.
Il secondo invece viene presentato, in sintesi, come coloro che accettano i ruoli imposti dalla società: moglie e madre.
Mi sono sempre considerata femminista.
La mia tesina della maturità sviluppava il tema dell'emancipazione femminile.
Per dire.
Eppure secondo quel giudizio io e tutte quelle che scelgono di riprodursi lo fanno perché obbligate.
Com'è possibile che appena decido di essere madre improvvisamente scelgo di obbedire alla società?
Dov'è finita la libertà personale? Abortire è femminista e fare figli è un riprodursi per lo stato?
Mi sono sentita offesa da queste parole ma poi ho dovuto convenire su quanto fossero ahimè condivise.
Essere mamma vuol dire mettere davanti le esigenze di qualcun altro, non avere più il lavoro come unico scopo, fare meno viaggi o non farli proprio, avere zero tempo da dedicare a se stesse, guardare molti meno TG, leggere meno libri assistere a meno mostre e concerti.
MA è la stessa cosa che succede all'altro membro della famiglia. Quello chiamato padre.
Anche lui subisce un ruolo? O si pensa ancora che al padre non succeda niente di tutto questo?
No, un uomo che diventa padre a quanto pare non è un reietto della società, è solo la donna che diventa démodé.
Poi ogni 2/3 mesi compaiono titoloni sul fatto che in Italia non si fanno figli.
Questo paese non lo capirò mai...







martedì 21 marzo 2017

3 oggetti indispensabili con un neonato

Rieccomi dopo un po' di latitanza dovuta sia alla nascita di Pietro che agli inconvenienti legati al nostro blog.

Sono mamma da 21 giorni e gia' in questo primo periodo di adattamento reciproco ho stilato una mia personale classifica degli oggetti piu' utili con un neonato.

Al 1° posto metto il cuscino dell'allattamento: io ne ho comprato uno (su un gruppo fb di mamme in cui si vendono articoli usati-seminuovi- nuovi per bambini ) molto lungo e con le microsfere all'interno.
Devo dire che l'ho sfruttato per gran parte della gravidanza.... appoggiandosi si fanno dei bellissimi sonnellini 😊 ed ora lo sto usando mentre allatto per sostenere Pietro e devo dire che a lui piace anche accoccolarcisi e dormirci per un po'.

2° posto in classifica per la culla Netx to Me della Chicco.
Mi e' stata prestata da Anna... all'inizio le avevo detto di non averne bisogno, dato che ho gia' la cesta dove dormivo io da piccola, poi pero' ho accettato il suo consiglio e l'ho portata a casa. Le prime notti sembrava non piacere al piccolo, ma sono giunta alla conclusione che essendo i primi giorni Pietro aveva ancora bisogno di contatto e percio' voleva dormire nel lettone o sul petto di mamma o papa'. Con il trascorrere dei giorni si e' abituato a dormire nel suo letto, facilitato anche dal fatto che la culla e' fatta per essere messa accanto al lettone e il bimbo puo' essere a diretto contatto con la mamma, infatti spesso si addormenta tenendomi un dito con la manina.

Infine al 3° posto metto le lucine per la notte.... veramente utili mentre allatto soprattutto mi permettono di non abbagliare ne' il bimbo ne' il marito.

..... grazie a Pietro che mi ha permesso di scrivere il post..... eccolo che reclama la sua pappa!

lunedì 13 marzo 2017

Piscina!!

Come già accennato, gli ultimi mesi sono stati per noi un po' duri tra visite, malattie e notti insonni avevamo bisogno di ritrovare un po' di spensieratezza e così dopo aver girato almeno 5 centri sportivi, sono riuscita a trovare un buco per fare un corso in acqua con la mia piccola iena... diciamo che avrei fatto meno fatica a trovar posto da Cracco, è da gennaio che ci provo!!
Domenica finalmente abbiamo esaudito il nostro sogno che per molti può trasformarsi in un incubo.
Si, lo so, fior fiore di mamme blogger hanno ampiamente dimostrato come il corso di nuoto nel suo continuo vesti svesti, asciuga, lava, asciuga e rivesti possa essere più faticoso dello spinning e con assai minor beneficio...ma che vi devo dire, io adoro la piscina, fin da piccola e anche se portare una bambina di 18 mesi vuol dire organizzare anche il proprio cambio oltre al suo visto che si entra insieme, sono effettivamente gasata.
Come al solito avendo zero fiducia in me stessa nutrivo una certa preoccupazione per la preparazione della borsa ma anni e anni di corsi mi hanno aiutato.
Ecco come ci siamo organizzate:
Il borsone di Cath and kidston è un regalino in ricordo della mia amata Londra ed è l'ideale perché ha lo scomparto per le scarpe e una busta interna dove riporre il cellulare, chiavi e portafoglio.
All'interno ho creato un sistema matriosca, o per meglio dire ho diviso in diverse borsette.
In una ho messo i prodotti da portarsi in doccia: ho acquistato questi due flaconcini discretamente piccoli di zerotre bio, mi trovo molto bene e il bagnoschiuma lo uso anche per me ma giusto per una sciacquata perché poi mi sistemo a casa.

Borsa pannolini dove tengo una scorta di quelli da piscina e quelli normali, ho deciso però di mettere un pannolino d'acqua direttamente nel borsone del cambio della bambina di modo che mi portò solo quello al fasciatoio.
Ho acquistato una borsa impermeabile dove metto gli articoli da piscina di Sveva e li rimetto dopo la lezione quando sono tutti bagnati per non inumidire il resto.
Ci aggiungo anche il mio costume e il mio accappatoio bagnati, per risparmiare tempo e non incasinarmi troppo il costume lo indosso prima di uscire da casa.
Infine mi porto una borsa di quelle che danno in regalo o in cui si infilano borse dove ripongo i vestiti asciutti mentre siamo in acqua.
Dividendo così non rischio di rivoltare il borsone ma so esattamente dov'è tutto, buste più piccole da portarmi direttamente al fasciatoio e alla doccia .
Per ultimo mi porto una vecchia salvietta che uso come traversina.
L'esperienza è stata bellissima, piccola iena si è dimostrata entusiasta e senza paura, adesso bisogna trovare il modo di fare un corso serale per favorire il riposo notturno visto che l'acqua la rilassa particolarmente.

sabato 4 marzo 2017

Quello che non ho...la pazienza

Sono mesi un po' duri per noi, così duri che fatico a trovare le parole per descrivere il turbine di emozioni che sto vivendo. 
Sveva ha fatto tanti progressi, indica quello che vuole, interagisce molto di più ed è sempre più pagliaccietta, ma ancora la parola latita... a volte dice "mamma" e ha iniziato a dire "meme" quando cerca il ciuccio, è particolarmente attratta dalle costruzioni e dai travasi.
Su consiglio della pediatra l'abbiamo inserita al nido, ci piace moltissimo e le sue maestre sono molto carine, solo che non c'è settimana in cui non si prende una malattia diversa e sono circa 2 mesi che non dormiamo, adesso per esempio vengo da due notti insonni di fila, causa raffreddore fortissimo.
Insomma, stanchi durante la settimana tra lavoro e notti insonni e distrutti durante il weekend perché non riusciamo mai a far nulla di carino e la cozzetta non si stacca neanche un secondo.
La cosa peggiore in assoluto che mi fa davvero impazzire e che non riesco a sopportare è il suo subire continui attacchi: mentre dormo mi infila le dita in bocca, nel naso, mi tira calci e si muove talmente tanto che non mi permette mai di dormire più di 30 minuti a fila nelle notti da incubo e durante il giorno vuole solo accomodarsi in braccio.
Sono uno straccio e sopra ogni cosa il fatto che ancora non parli mi preoccupa tantissimo visto che a causa del parto dobbiamo essere seguiti dalla neuropsichiatra e che ogni ritardo sulla tabella di marcia mi scatena una paura colossale anche se avendo oggi avuto rassicurazioni a riguardo sono decisamente più tranquilla.
Non è facile per me  gestire tutto questo: 
La stanchezza cronica, la preoccupazione e allo stesso tempo vivere con gioia il mio tempo con lei, fortuna che di progressi importanti ne abbiamo fatti!
Ma, sinceramente ,non pensavo fosse così dura e prego di trovare la pazienza per lasciarla vivere serenamente rispettando i suoi tempi e le sue caratteristiche perché non voglio trasmetterle la mia apprensione.
Non sempre si può ridere e sdrammatizzare riguardo alla maternità,
A volte è tutto maledettamente difficile.
E l'unica cosa che ci tiene su è l'amore che proviamo per loro.